Cronaca di un fallimento
Leggendo Ipotesi di una sconfitta di Giorgio Falco non
puoi non entrare in empatia col protagonista della storia.
Siamo al nord, Milano per l’esattezza, subito siamo catapultati dentro
l’ambiente di lavoro, ma quello del padre di Giorgio (lo stesso autore), prima
autista Atm, poi dipendente della stessa azienda. Si parla tanto di lavoro in
questo romanzo autobiografico. Ma dopo il primo capitolo che ci presenta il
contesto storico in cui è ambienta la narrazione, il soggetto principale diventa Giorgio, con
le sue vicissitudini, i continui lavori precari, senza un vero obiettivo se non
quello della scrittura, vero motore che lo tiene in vita. Perché sin da subito
si capisce che il lavoro è una continua lotta, tra colleghi rassegnati a quel
tipo di vita, e datori di lavoro che guardano solo al profitto.
Tra riflessioni
sul senso di questa società e sotto trame legate alle amicizie del
protagonista, la narrazione si sviluppa e va avanti, dagli anni 80/90 fino ad
arrivare ai primi anni 2000, quando finalmente Giorgio decide di licenziarsi
per seguire il suo talento, quello della scrittura appunto. E finalmente arriva
il contratto con una grossa casa editrice che gli permetterà di scrivere i suoi
primi romanzi. Ma questo non gli permetterà di avere un’autonomia economica, e
ciò lo condurrà ad una scelta radicale.
Dall'era del berlusconismo della Milano da bere alla tecnocrazia del tempi odierni, nell' "ipotesi" descritta dall'autore sembra quasi che la società si sia deteriorata sempre di più, fino a collassare su se stessa.
Una lunga catena di lavori (uno più deprimente dell'altro) lo porterà a
confrontarsi col fallimento e con la amara consapevolezza che uno scrittore è
un alieno, incapace ad adattarsi a questo mondo disumano, nel quale il lavoro
stesso è diventato strumento di sconfitta di ogni resistenza in nome dell’umano,
dando vita ad un sistema in cui non esiste
più la solidarietà tra collegi, ma solo arrivismo e spietatezza verso il
prossimo.
Dietro la sua vita di lavoratore precario prima, e piccolo
autore di libri dopo, Falco, con il suo stile asciutto e diretto, ci mette di
fronte a degli interrogativi esistenziali: il ruolo di scrittore può essere compreso in una
società capitalista come la nostra? Società nella quale ognuno di noi viene
etichettato, gli viene attribuito un numero o un codice (come quando entra
nella società di telefonia, con conseguente attribuzione di user e password).
Perché per un artista la vera vita va cercata nell’arte e nella letteratura, ma
questo ha un prezzo molto caro da pagare.

Commenti
Posta un commento