La valle dei sorrisi (Regia di Paolo Strippoli, 2025)
In un paesino del nord-est italiano vive una comunità di abitanti in cui tutti ti accolgono con un sorriso.
Dopo un grave lutto familiare un professore di educazione fisica (Michele Riondino) viene trasferito ad insegnare in questo piccolo borgo di montagna, dove niente è come sembra. A Remis vige la rimozione del dolore, tutti sono obbligati a vivere felici, ma tutto questo crea un disorientamento che può portare alla follia.
La tranquillità degli abitanti è solo apparente, e i luoghi nascondono misteri legati ad un passato tetro.
L'altro passaggio centrale della storia è quello di un ragazzo della scuola, dai modi strani (Matteo), che però possiede dei poteri sovrannaturali: fa stare bene le persone che lo abbracciano.
Dopo un periodo di ambientamento il professore viene invitato da una donna presso una chiesa (vuota e senza una croce), nella quale avvengono riti pagani, che lui stesso non riesce a decifrare.
Da qui in poi il film prende una piega folk/horror. E' accaduto davvero oppure è solo frutto dell'auto suggestione?
Dopo un periodo di ambientamento il professore viene invitato da una donna presso una chiesa (vuota e senza una croce), nella quale avvengono riti pagani, che lui stesso non riesce a decifrare.
Da qui in poi il film prende una piega folk/horror. E' accaduto davvero oppure è solo frutto dell'auto suggestione?
Donne che pregano pubblicamente, sorrisi senza un senso apparente, visite non previste, gente che si abbraccia. Questi sono alcuni dei segnali da cui si evince il passato misterioso del villaggio. Infatti risulta ormai chiaro che dietro l'apparente tranquillità del paese, Remis nasconde una natura tragica.
ciò che convince maggiormente è la seconda parte della narrazione, perchè finalmente cadono tutte le maschere e ci viene svelato il lato weird e perturbante dei loro abitanti.
La valle dei sorrisi si muove tra atmosfere rarefatte e onirismo, ma non manca l'introspezione psicologica, arricchita da una forte connotazione folkloristica, valorizzata da una fotografia eccellente.
Rispetto agli horror internazionali qui manca ancora la stoccata finale, come se ci volesse un pizzico di coraggio in più, ma la messa in scena risulta ben congegnata.
Paolo Strippoli riesce abilmente a realizzare una storia in cui, dietro la veste horror, si parla in maniera profonda di dolore, folklore e traumi del passato.

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